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Federico Benedetti
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Quai des Brumes è il titolo di un celebre romanzo (1927) dello scrittore francese Pierre MacOrlan e di un altrettanto celebre film (1938) di Marcel Carné e Jacques Prévert, capolavoro del periodo del Front Populaire, il primo governo socialista d'Europa (1936-1938), responsabile di importanti ed esemplari conquiste per i lavoratori (riduzione dell'orario di lavoro, ferie pagate...).
Protagonisti sia del romanzo che del film sono proletari parigini, poetici anti-eroi di una specie di epica urbana chiamata il “fantastico sociale”.
In quegli anni di libertà e di democrazia, Parigi era terra d'asilo per popoli oppressi e perseguitati che fuggivano dal razzismo, dalle guerre civili e dalle dittature: Afroamericani, Ebrei, Spagnoli, Italiani, Zingari...
Parigi divenne così il punto d'incontro di culture e di generi musicali, prima di tutto il jazz ed il jazz “manouche”, di cui il chitarrista Django Reinhardt era il maestro indiscusso.
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Questo è il senso del nome del nostro trio: Quai des Brumes, “porto delle nebbie”, perché i porti sono luoghi d'incontro e di scambio di culture per migranti e viaggiatori. Il nostro mondo d'oggi avrebbe tanto bisogno di simili attracchi...
Il trio Quai des Brumes esplora quel crogiolo di linguaggi musicali, il jazz di Sidney Bechet (“Petite Fleur”, “Si tu vois ma mère”), il jazz “manouche” (“Hunn, o pani naschella”, “Songe d'automne”, “Flambée Montalbanaise”), la canzone dei chansonniers (Charles Trenet, Léo Ferré, Georges Brassens, Serge Gainsbourg), e intende ricreare l'atmosfera di quella Parigi, forse una città immaginaria, come quella descritta dagli artisti del “fantastico sociale”. La brume, la nebbia, è così il mistero di ogni incontro tra gli uomini.
Come il grande Louis-Ferdinand Céline scrisse in Voyage au bout de la nuit (1932): Tout ce qui est intéressant se passe dans l'ombre, décidemment (“Decisamente, tutto ciò che è interessante accade nell'ombra”).